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Compendio Garibaldino di Caprera




La coltivazione

Apis mellifica
Apis mellifica
Nell'isola si imponeva una suggestiva vegetazione mediterranea caratterizzata da cisto, lentischio, rosmarino, euforbia, ginestra, ginepro nano, asfodelo, cardo, ruda selvatica, cipolla marina, ferula e olivastro.
A causa dei venti non esistevano alberi di alto fusto e le rare piante alte erano solo gli ulivi selvatici sparsi qua e lÓ nei greti.
Allora l'isola ospitava capre selvatiche, fagiani, pernici, beccacce, merli e tordi, oltre che cardellini, fringuelli e passeri.
Il Generale introdusse dei conigli, che in parte si ammalarono e in parte furono dispersi dai gatti selvatici.
Ma non si limit˛ a bruciare gli sterpi o apportare soltanto una leggera "graffiatura" al terreno;
Garibaldi ricorse ad un profondo dissodamento e ad abbondanti concimazioni.
La "Fontanaccia", divenne molto produttiva grazie ad una coltivazione differenziata. Questo lembo di terra era attiguo all'orto, mentre la vigna era stata impiantata verso levante, lungo un piano leggermente in pendio.
Nella vigna mise a dimora alcune piante da frutto di specie diverse, con la prevalenza di olivi e fichi e un prato di erba medica; in questa trasformazione si distingue l'aranceto con le trecento piante di agrumi d'ogni specie e la coltura delle api . La macchia mediterranea suggerý al Generale la produzione del miele e della cera.
Fu predisposta a tal fine una tettoia, sotto la quale porre diversi alveari, fra i quali uno di provenienza inglese.
Questo alveare permetteva di prelevare il miele e la cera prodotta, senza molestare le api presenti all'interno; inoltre attraverso le finestrelle di vetro poteva vedere il lavoro delle api e la temperatura indicata dal termometro.
L'alveare interess˛ molto Garibaldi, tanto che ne fece costruire altri tre di varie misure.