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Compendio Garibaldino di Caprera




Il sentimento della natura

Arbustus unedo
Arbustus unedo
Il rapporto di Garibaldi con la natura rimanda ad un sentimento pervaso di sacralità, quasi ritenesse che piante e animali avessero un'anima.
Il piantare e veder crescere gli alberi gli donava infatti una grande felicità
Apprezzava la pace di Caprera, lontana dal frastuono della città, e sentiva nell'anima una freschezza come mai provate altrove, per cui desiderava finire qui la sua vita.
Si spense nell'amata Caprera circondato dalla natura sulla quale aveva portato la sua impronta di moderno agronomo a beneficio di coloro che gli erano stati vicino con affetto.
Quando il maestrale seccava i ramoscelli delle piante più alte Garibaldi interveniva con una protezione adatta; pensò altresì alla costruzione di una serie di pozzi che apportavano acqua al suolo arido a causa del granito.
L'Eroe passava lunghe ore a potare, sfrondare, innestare e rendere fertile ogni piccolo pezzo di terra tra scoglio e scoglio. La sua tenacia, la costanza e l'entusiasmo per questo lavoro favorirono la crescita delle piante fruttifere e dei fiori. Ogni giorno, coperto il capo da un cappello a larghe tese, vestito in camicia rossa, armato di coltelli e di forbici agricole, di cui gran parte appesi alla cintola, si intratteneva felice in questo esercizio. Egli cambiava umore solo quando un visitatore inopportuno o un telegramma indesiderato interrompevano il suo lavoro nei campi. Gli anni a Caprera dedicati all'agricoltura attestano come sapesse destreggiarsi altrettanto bene con la zappa come con la spada, tanto da programmare su quest'isola la sua vita senza rimpianti. Svelò palesemente la sua apertura alla nuova attività allorché scrisse ad un amico d'essersi dato all'agricoltura e di vangare dalla mattina alla sera in questa impresa e di trovare che per i suoi dolori non vi era miglior bagno di quello della zappa.